|

Ho chiesto a Tesla di scrivermi
due parole su Queneau, scrittore che ella evidentemente ama
e che infatti riporta spesso, in ogni sua trovata o commento. Chi è mai Queneau?
Che cosa ha fatto? Io per primo mi sono reso conto di non averlo seguito
abbastanza, ma se tanto ha colpito la fantasia e l'intelligenza di Tesla,
deve essere un autore per cui vale la pena eseguire qualche ricerca
e subito dopo qualche lettura.
Ricevuto l'articolo di Tesla, originalmente
richiesto per riempire un semplice riquadro, mi sono invece
reso conto che avrebbe potuto sorriderci da una pagina a se stante,
avrebbe potuto vivere da solo, come ausilio a tutti quelli che desiderano
approfondire la conoscenza con Queneau
jumbo
Conosco
solo in parte Raymond Queneau e presentarlo qui, è per me un
compito non facile. Nelle mie letture disordinate e bulimiche, ho incontrato
l’autore dei Fiori blu molti anni dopo il suo allievo Perec.
Cosa mi piace? Sotto l’apparente artificiosità dagli Esercizi
di stile emergono - come ancor più compiutamente emergerà nei Fiori
blu con Cidrolin e il Duca che si sognano a vicenda - molteplici
e equiprobabili storie che si sviluppano in una specie di iperspazio
narrativo (e il pensiero non può non andare al Conte di Montecristo di
Calvino - l’ultimo racconto di Ti con zero - e alla sua rappresentazione escheriana che
invariabilmente si materializza davanti ai miei occhi…). L’enciclopedismo abbandona
la semplice catalogazione e approda a una narrazione che amalgama il
gusto per il formalismo matematico e l’ossessione per la regola,
altrove, forse, meno equilibrati. Mi chiedo se Queneau conoscesse la
teoria delle storie multiple del fisico e premio Nobel Richard
Feyman o pensasse al sogno come un cunicolo spazio-temporale.
tesla
A proposito
de I Fiori Blu
«...Un romanzo dedicato al sogno e all’immaginazione
come costituto fondamentale d’ogni realtà duratura
e d’ogni conquista e innovazione tecnica, artistica,
tecnologica e giuridica futura».
Da Notizie in... Controluce, novembre 1999.
I Fiori blu narra la storia del Duca d'Auge e Cidrolin,
che vivono le rispettive vicende in epoche diverse: il duca
a partire dal 1264, Cidrolin nel 1964. Le rispettive vicende
si intersecano ripetutamente, si scambiano, si intrecciano.
E ogni scambio è dato da un sogno. Ben presto, si coglie
che il Duca d'Auge sogna Cidrolin e Cidrolin sogna il Duca
d'Auge.
Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro,
sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima
al torrione del suo castello per considerare un momentino
la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti
del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là.
Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due;
poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente
i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte
le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno,
vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevan calvados.
Fu allora che si mise a piovere. Piovve per giorni e
giorni. C'era tanta nebbia che non si poteva sapere se
la chiatta andava avanti o indietro o se restava ferma.
Fini per arenarsi in cima ad una torre. I passeggeri sbarcarono,
Sten e Stef con qualche sforzo; s'erano ridotti magri e
fiacchi da non poterne più, poverini. All'indomani
le acque s'erano ritirate nei letti e ricettacoli consueti
e il sole era già alto sull'orizzonte, quando il
Duca si svegliò. Si avvicinò ai merli per
considerare un momentino la situazione storica. Uno strato
di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli
fiori blu stavano già sbocciando.
|
|